BRICIOLE DI FILOSOFIA 20° PUNTATA – dialogo di Carlo Della Bella

…..Non so dove le trovi oggi queste cose.

FILOSOFO – Ci vuole un uomo nuovo, un uomo che è passato attraverso il vuoto del nulla, non si è fatto sommergere e ne è uscito rigenerato. Il messaggio di Nietzsche è solo un annuncio e un auspicio, indica la via, non sa se qualcuno sarà in grado di percorrerla. E non sarà un superuomo, come gli hanno fatto dire, solo un uomo diverso e più libero, dotato di “volontà di potenza”, cioè volontà di volere e potere essere se stesso.

COLLEGA – Ma qual è allora il senso della vita, lo scopo dell’esistenza di cui andavamo in cerca? Forse mi è sfuggito qualcosa.

FILOSOFO – Non c’è, o meglio non esiste al di fuori dell’uomo stesso. Vivere senza certezze, filosofiche, religiose, sociali, vuol dire riconoscere se stessi quale fonte di valori e significati, accettare la fatica e il rischio di dare un senso al caos del mondo.

COLLEGA – Bello. Ma oltre che molto difficile, può essere anche pericoloso, mi sembra.

FILOSOFO – Non mi sento di darti torto. Mi dispiace, ma forse è la vita che è difficile e pericolosa. Per addolcire un po’ il discorso, e renderlo meno pesantemente ateo e materialista, ti propongo sul tema un’altra prospettiva.

COLLEGA – Ti ascolto volentieri, Nietzsche mi ha un po’ turbato.

FILOSOFO – Ecco una risposta più sottile e più spirituale, per così dire. Noi non siamo, purtroppo o per fortuna, creature semplici né complete. Dovresti leggere Pico, Pico della Mirandola, un giovane filosofo del passato la cui voce ancora ci parla, per chi vuole ascoltare.

COLLEGA – Lo farò, ma non lo conosco. Intanto, dai, fai risuonare per me la sua voce, che si annuncia più dolce, mi par di intuire.

FILOSOFO – L’uomo, spiega Pico, è un essere mancante, ma libero, intermedio tra i bruti e gli angeli; diversamente da questi che sono già “perfetti”, possono essere solo quello che sono, l’uomo può scendere o salire nella scala dell’esistenza, dipende dalla sua libera volontà. I migliori si sforzano di andare verso l’alto, i peggiori rinnegano se stessi nell’abbrutimento verso il basso. Ora la felicità, cioè la pienezza dell’essenza umana, non consiste nel divenire angeli, meta irraggiungibile e tuttavia faro che guida l’agire spirituale, bensì nella ricerca, nello sforzo, nell’impegno per accrescere e migliorare la propria natura, che unici tra tutte le creature noi possiamo liberamente plasmare, valorizzare o svilire.

COLLEGA – É questo dunque il compito proprio della nostra natura e che può nobilitarla?

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