Il Dono dell’Ascolto – di Giorgetta Dorfles

Riguardo alla salute degli anziani le statistiche parlano chiaro: nei soggetti oltre i 65 anni solo il 30 %
non è affetto da alcuna patologia importante, il 20 % riferisce una forma cronica e il 50 presenta problemi
di motilità o di difficoltà nello svolgimento delle attività quotidiane. Andando oltre i 70 anni si incontrano
anche i cosiddetti “anziani fragili”, affetti nella misura del 10% da uno stato di salute instabile, con
morbilità complesse (anemia, osteoporosi, iperglicemia, pressione alta) e decadimento delle capacità
cognitive. A tutto ciò si aggiunge la rarefazione dei rapporti umani, la perdita del ruolo sociale e la
conseguente solitudine, condizioni che si ripercuotono sul lato psicologico dell’individuo. Va quindi
considerato che per gli anziani occorre superare il tradizionale approccio medico, adottando un sistema
multidimensionale, in linea con la complessità del problema geriatrico: non basta considerare la forma
fisica, ma va valutato anche il livello cognitivo, il tono dell’umore, l’ambiente sociale in cui la persona
vive.
Dall’asprezza di queste cifre ci può consolare il discorso tenuto a Roma nel 2012 da Benedetto XVI, in
occasione della visita alla Casa Famiglia “Viva gli anziani” gestita dalla Comunità di Sant’Egidio. Il
sentito messaggio di incoraggiamento, per non farsi travolgere dalle difficoltà dell’età avanzata e dalla
tristezza nel rimpiangere il passato, parte naturalmente da un punto di vista teologico: “Nella Bibbia la
longevità è considerata una benedizione di Dio, deve essere vista come un dono da apprezzare e
valorizzare. Abbiamo ricevuto il dono di una vita lunga, vivere è bello anche alla nostra età, nonostante
qualche acciacco e limitazione”.
Polemico il Papa verso una società dominata dalla logica del profitto che considera gli anziani inabili e
improduttivi: “La qualità di una civiltà si giudica da come gli anziani vengono trattati e dal posto loro
riservato nel vivere comune…perché l’esperienza di vita di cui siamo portatori è una grande
ricchezza…non ci può essere vera crescita umana senza un contatto fecondo con gli anziani, perché la loro
stessa esistenza è come un libro aperto nel quale le giovani generazioni possono trovare indicazioni per il
cammino della vita.”
Tornando a esempi più terreni, anche a Trieste l’anziano può trovare accoglienza presso il Centro che
l’A.R.I.S. , tra le tante iniziative svolte, ha costituito all’interno dell’Ospedale Maggiore scala H 3° piano.
Il punto fondamentale è proprio l’ascolto, dato che queste persone hanno molti bisogni, perché ai problemi
di salute si affiancano i disagi psicologici e le difficoltà materiali, e spesso non sanno dove andare per
trovare una risposta. Alle volte, assillati da un cumulo di esigenze che non trovano il modo di esprimere,
assumono dei toni pressanti e collerici quando contattano il medico di base o gli assistenti sociali, finendo
per esasperare gli interlocutori che non danno più retta alle loro richieste.
Il Centro si propone di ascoltare le varie problematiche degli anziani e, grazie a un gruppo di esperti in
vari campi, di offrire consulenze e ipotizzare soluzioni per affrontare le difficoltà della vita e e
migliorarne la qualità. Accanto al medico, quindi, si troverà lo psicologo e anche l’avvocato; utile anche
l’esame della memoria, per porre subito un freno al temuto dissolversi dei neuroni. Un supporto
totalmente gratuito che avrà una ricaduta positiva, fornendo risposte ai diversi quesiti degli anziani, in
senso sociale, sanitario, psicologico ed economico.

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